Giornale del 19 Dicembre 2016

Piano strategico, tocca al Parlamento

ATTUALITA'

19-12-2016 NUMERO: Giornale Online

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Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha presentato in Consiglio dei ministri il Piano Strategico del Turismo 2017-2022, che delinea lo sviluppo del settore nei prossimi sei anni per rilanciare la leadership italiana sul mercato turistico mondiale. Già approvato all’unanimità dal Comitato permanente per la promozione del turismo in seduta plenaria (il 14 settembre scorso) e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il documento verrà ora trasmesso alle Commissioni parlamentari di Camera e Senato per il relativo parere.


«Un documento di svolta che rafforza l’idea di Italia come museo diffuso e, proponendo anche nuove destinazioni, individua nel turismo sostenibile e di qualità uno strumento di policy per il benessere economico e sociale di tutti – ha sottolineato Franceschini – I dati del 2016 sono molto positivi: gli arrivi internazionali sono cresciuti del 4,3% e anche per il 2017 si conferma un trend di crescita superiore al 4%. Per i principali centri di ricerca, la previsione a fine anno degli arrivi internazionali nel 2016 è abbondantemente superiore ai 60 milioni. Il Piano permette di delineare le azioni concrete per governare in maniera intelligente e sostenibile la crescita del turismo in Italia nei prossimi anni».

 

Il fatto nuovo nella lunga storia dei piani nazionali per il turismo è che quest'ultimo è stato condiviso dai privati. È stato il mondo del turismo ad avere, infatti, elaborato il documento condividendo gli orientamenti per un periodo di sei anni e i principali obiettivi e linee di intervento funzionali al raggiungimento della visione proposta.

 

Il Piano si attuerà attraverso revisioni biennali e la predisposizione e attuazione di piani annuali. In 100 pagine sono delineate le priorità per valorizzare un settore che vale 171 miliardi di euro, pari all’11,8% del pil e al 12,8% dell’occupazione. Il progetto prevede 13 finalità specifiche e 52 linee di intervento racchiuse in 4 obiettivi fondamentali: diversificare l’offerta turistica, innovare il marketing del brand Italia, accrescere la competitività e migliorare la governance del settore.

 

Altri punti fermi del Piano sono: rivoluzione digitale, adeguamento della rete infrastrutturale, riduzione degli oneri burocratici e fiscali, miglioramento della quantità e qualità dell’occupazione, semplificazione del sistema normativo.

 

Particolare attenzione va alla diversificazione delle mete turistiche per indirizzare i flussi turistici verso territori ricchi di potenzialità ancora inespresse, quali aree rurali, piccole e medie città d’arte, parchi naturali e marini. Tutto all’insegna della sostenibilità ambientale e culturale.

 

Il PST – nato da un ampio confronto tra Ministeri, Regioni, Anci, sindacati, associazioni di categoria, con il coordinamento della Direzione generale del turismo – è poi frutto di un processo di partecipazione e condivisione, avviato con gli Stati Generali del Turismo a Pietrarsa (ottobre 2015 e aprile 2016) e costruito anche con l’utilizzo di strumenti digitali: piattaforma on line, sito web e canali social, un metodo che dota l’Italia del turismo di una visione unitaria.

 

Le premesse per un pieno rilancio della leadership dell’Italia quale destinazione turistica nel mondo provengono dai recenti dati sui flussi della ricerca Confturismo-Ciset presentata quest'anno a Cernobbio. Gli arrivi complessivi (italiani e stranieri) sul territorio nazionale sono saliti del 50% tra il 2001 e il 2015. Il 52% degli arrivi totali è di provenienza italiana, il 70% degli arrivi internazionali è di provenienza europea.

 

Nel biennio 2016-2018 si prevede una crescita di oltre il 3% degli arrivi, grazie soprattutto al movimento extraeuropeo (+5,8%). Riguardo agli investimenti, il flusso dovrebbe crescere con una media annua dell’1,8% nei prossimi dieci anni, per attestarsi su un valore di 10,9 miliardi nel 2026 (il 3,4% del totale). Secondo il Country Brand Index, infine, turismo e cultura si confermano fattori fondamentali di attrattività e riconoscibilità per l'Italia.


Nel dettaglio il Piano promuove una visione declinata in quattro macrobiettivi:
1) Innovare, specializzare e integrare l’offerta nazionale. Dalla realizzazione del primo catalogo dei prodotti e delle destinazioni italiane ai progetti innovativi di formazione delle guide del patrimonio storico e culturale con gli attrattori enogastronomici. Gli altri obiettivi specifici sono: la creazione di forme di percorrenza alternative (vie e cammini), il potenziamento dell’attrattività del sistema dei siti Unesco e delle città della cultura, gli incentivi alla fruizione responsabile di contesti paesaggistici diffusi anche attraverso il recupero a fini di ricettività di qualità del patrimonio demaniale dismesso quali fari, case cantoniere e stazioni. Infine, la trasformazione dei grandi “landmark” italiani del turismo balneare e delle grandi città d’arte in porte di accesso ad altri territori emergenti, dalla grande capacità attrattiva ancora non espressa.


2) Accrescere la competitività del sistema turistico: intermodalità tramite collegamento dei nodi dell’Alta Velocità (le Frecce) con le destinazioni di città d’arte tramite trasporto su gomma; valorizzazione delle ferrovie storiche in percorsi turistici; rifinanziamento del tax credit ristrutturazione per i prossimi tre anni; semplificazione e armonizzazione del sistema normativo; promozione dell’innovazione e della digitalizzazione.


3) Sviluppare un marketing efficace e innovativo in collaborazione con Enit con il progetto “Porte d’Italia” che valorizza gli hub di ingresso al paese tramite strumenti di comunicazione, tra cui il wifi unico nazionale. Particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dei siti Unesco, grazie anche ad alcuni gemellaggi con i siti cinesi.


4) Realizzare una governance efficiente e partecipata per elaborare il Piano e le politiche turistiche: realizzazione di cruscotti previsionali con utilizzo di Big Data di andamento del settore, in accordo con Istat, Regioni e Enit.

Andrea Lovelock

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